TAKHT-e SOLEYMAN

Esiste un posto molto singolare e poco conosciuto in Iran, se ci aggiungi che è un patrimonio dell’umanità protetto dall’UNESCO e che lì, fra storia e leggenda tutti noi abbiamo radici, tu in questo preciso momento stai pensando alle colonne di autobus in sosta in un parcheggio enorme, mentre schiere ordinate di giapponesi si accingono, armati di fotocamera a entrare. Magari nell’ampio parcheggio ti stai immaginando pure quelle immancabili bancherelle di souvenir piene zeppe di miniature di templi, rigorosamente di colore oro e altrettanto rigorosamente made in china. Bene avevi immaginato male, takht-e soleyman non è tutto questo e adesso insieme ripercorreremo quel 8/11/2012.

TAKHT-e SOLEYMAN

TAKHT-e SOLEYMAN

” sono ore che pedalo, per raggiungere Takab, l’emozione è forte, da quelle parti in un posto non troppo preciso c’è un sito archeologico molto interessante, gente del luogo mi ha riferito che là c’è il tempio più importante dello zaroastrismo che nemmeno so cos’è, che l’impero sasanide già dal quinto secolo A.C. aveva fatto radici, parlano pure del re Salomone e di antiche scritture armene che citano Gesù e una fonte termale, insomma pare che sia indirizzato nell’Iran che stavo cercando.”

Infatti, lo confesso, io non ne conoscevo l’esistenza, non sono uno dei quei tipi con la lonely planet in mano. Chi, può sapere di più della gente del posto dei luoghi in cui è nato?, non dirmi che  sei un lonely planet dipendente; lo sai, qui parliamo di Viaggi e non di turismo.

Ebbene, quel fatidico giorno ero piuttosto stanco con tutto il peso dei giorni in sella, senza riposare adeguatamente, le notti in tenda non sono ristoratrici quanto le notti passate nei tappeti delle case di questo meraviglioso popolo iraniano, che in tutti i modi mi fa sentire a casa, l’Iran è la culla dell’umanità, c’è poco da dire qui l‘ospitalità è sacra.

Entrato nella città di Takab, cerco disperatamente un albergo per passare la notte, e il giorno seguente recarmi a takht-e soleyman. La gente del posto all’unanime mi indirizza al ranji hotel unico aperto in quel periodo. Il ranji hotel è un palazzo di più piani con ampio parcheggio coperto e tutti i comfort all’occidentale ad un prezzo competitivo pure alla peggiore catapecchia sudamericana. Quando venni accolto alla reception, il propietario era uno di quei personaggi strani, di quelli che ti ricordi per tutta la vita; barba curata, ben vestito e con quel strano “sir”(signore) che mette un po’ dappertutto nel suo inglese scolastico, ma efficace. E’ un tipo con il fiuto per gli affari, del tutto strano in Iran, lui, sa di avere un albergo in un luogo con grosse potenzialità turistiche e si è già preparato per il boom di viaggiatori che ancora non sta arrivando. La sua proposta è chiara e irrefutabile, circa 20 dollari per: dormire, mangiare, trasporto al sito archeologico, con annessa visita guidata in lingua inglese e include pure altri piccoli servizi. Prendere o lasciare.

Arrivammo alla rovina di takht- e soleyman all’imbrunire,  l’ingresso è praticamente gratuito, di turisti neanche l’ombra. Il luogo è purtroppo in uno stato di semi abbandono, ma trasuda di storia e misticismo, la guida, nella sorgente termale,  porta un po’ di acqua al volto e a pieni polmoni respira l’energia che il luogo emula, e pure io non posso che essere stregato da quella atmosfera.

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Ormai è notte, ma una visita al cratere di zendan e soleyman, non troppo distante è d’obbligo. Il luogo è oscuro, ma ormai sono qui e non posso sottrarmi ad una visita, me ne pentirei, l’ascesa sino al cratere è complicata per l’assenza di luce, giunti in cima, a bordo del cratere, la guida mi afferra per paura che possa precipitare dentro, d’altronde questa è “la prigione del re Salomone”, il sangue ribolle dalla paura, sono in Iran, in un posto isolato, sdraiato sul ciglio di un enorme buco profondo decine e decine di metri nel buio più totale fra le braccia di un iraniano, ecco sono di nuovo preso dal fenomeno mediatico sull‘Iran malvagio, lui fa un grosso urlo che fa eco all’interno del cratere, ci alziamo, ci ridiamo su, e più tardi in albergo mi offre una birra analcolica, l‘Iran è così, una birra analcolica da gustare senza effetti dannosi.

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