Niente di nuovo nella Turchia orientale 1°parte

in arancione la zona curda della Turchia

in arancione la zona curda della Turchia

La Turchia è uno di quei paesi che tutti conosciamo, fa parte della NATO, ha un turismo consolidato e anche tu magari sei stato ad Istanbul o in una delle tante località turistiche di questo meraviglioso paese, però anche la Turchia nonostante la sua fama di paese economicamente e politicamente stabile, nasconde i suoi fantasmi nell’armadio. Me ne accorsi quando da Bingol, in pieno territorio curdo, mi accingevo ad attraversare una delle zone più militarizzate e difficili del Medio Oriente.

“Lasciata la Cappadocia, non rimangono che umili villaggi e città che a hanno il sapore di una Turchia diversa da quella che avevo conosciuto, il progresso di questo paese è stato accantonato a ovest,  se lasciare l’Europa mi aveva dato un cambio culturale a 1000, oggi il cambio culturale è  a 10000, le genti vivono di pastorizia, i bambini al mio passaggio, lasciano le bestie al loro pascolo per rincorrermi, tirandomi pietre, dandomi così il suo benvenuto allo stato inesistente, ma presente del Curdistan.

un paesaggio della turchia orientale

un paesaggio della Turchia orientale

A mezzogiorno mi sono fermato a Bingol in un ristorante dove i clienti erano tutti di sesso maschile, sono poche le donne che si incontrano in città. Terminato il pranzo ritorno in strada per arrivare non so dove, l’unica cosa certa è che dormirò in tenda, il paesaggio della Turchia orientale è brullo, i villaggi sono formati da umili case e qua e là conglomerati di tende. Ormai è sera e fra non molto il buio pesto della notte chiuderà per sempre questo giorno da archiviare come uno dei tanti passati in sella. L’interrogativo più grande rimane dove piazzare la tenda, lontano da occhi indiscreti e da possibili pericoli, non mi sento sicuro, la gente non mi ispira fiducia non la sento amica, continuo a pedalare cercando invano un posto che mi aggradi, ma per una ragione o per l’altra non mi fermo, sino a che le forze nelle gambe sono praticamente esaurite e il crepuscolo della sera mi ricorda che il tempo per decidere è terminato e assolutamente devo trovare una soluzione. Convengo che la scelta più sensata sia quella di chiedere a qualcuno se gentilmente mi concede di piantare la tenda nel proprio giardino.

Un signore sta spaccando legna e con le dovute maniere gli spiego la mia situazione e lui inizialmente contrario, mi indica un fienile distante 100 metri dalla sua casa come rifugio per passare la notte. La comprensione di quest’uomo mi carica di una fiducia che stavo perdendo nei riguardi del popolo curdo. Non ho niente da mangiare e non c’è alcun posto per acquistare cibo, ma per questa notte va bene così. Monto la tenda all’interno di questa costruzione precaria aspettando che il sonno mi travolga e steso dalla fatica abbia la percezione di nulla.

Non passa troppo tempo quando vedo venire a me una donna, probabilmente la figlia di quell’uomo che poco fa spaccava legna, potrebbe essere la nuora, sicuramente una parente stretta che porta con se cibo, anche bambini la seguono con vassoi in mano. Si siedono tutti intorno a me, in maniera educata comportandosi come la tradizione curda gli ha trasmesso nei secoli. I bambini non mi distolgono lo sguardo un attimo, per loro sono un diverso, ma questo l’avevano già capito, vogliono vedere come mi comporto per capire cosa ci sta fuori nel mondo che loro non conoscono, quegli sguardi sono una lezione di vita per me e per loro. Dopo poco se ne vanno e io consumo quella cena ricca di sapori genuini che troppo velocemente stanno scomparendo in ogni angolo della terra.

Sono soddisfatto di quello che sono, di dove sono e di quello che sto facendo, devo solo trovare quel sonno che molto spesso tarda ad arrivare nelle notti passate in quella minuscola tenda. Quando finalmente raggiungo il riposo è già notte fonda, ma quello stato di abbandono ha le ore contate, sono di nuovo sveglio disturbato da un rumore, poi una luce, poi è panico.

Una luce sempre più vicina mi allerta, poi rumori, di nuovo luce, ormai sento i passi di qualcuno che si sta avvicinando a me, sono paralizzato all’interno della tenda, come se quel timido rifugio possa garantirmi un riparo solido impenetrabile, ma è chiaro che non è così, lo sento sempre più vicino, ormai ne sento il suo respiro ed è un doppio telo di nylon a separarci, è li, a meno di mezzo metro di distanza.

L’articolo finisce qui, sul più bello, come nella peggiore delle telenovelas argentine, ma non temere perché la seconda parte sarà fra qualche giorno pubblicata.

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