Niente di nuovo nella Turchia orientale 2°parte

Se sei arrivato sino alla seconda parte e non hai letto la prima, ti invito a leggerla qui.

Sono secondi che hanno il peso di ore, li per li mi sovviene che devo giocare di anticipo di sorprenderlo e non il contrario. Apro la tenda e  chi mi trovo davanti?

Davanti a me un ragazzo di forse 20 anni o poco più, nella sua faccia vedo la mia, guardandolo, vedo come in uno specchio il terrore del mio volto pronto a difendersi, come fanno le bestie quando sono minacciate. A mezza voce, sorpreso che ero li ad aspettarlo, parla nella sua lingua di cose incomprensibili per me. Faccio finta di capire, anzi ho capito, mi da un bacio sulla guancia, se ne va.

caro lettore ci sono cose che non posso raccontarti a parole, io capii quel momento, ma poi quel giorno e quelli a seguire continuarono così:

Ora mi è praticamente impossibile dormire, quel ragazzo dileguatosi nella notte mi ha lasciato in uno stato di allerta che difficilmente riuscirò a dimenticare.

un villaggio curdo

un villaggio curdo

All’alba con poche ore di riposo, ritorno in strada, i problemi di ieri sono i problemi di oggi: bambini che tirano pietre e chiedono soldi, cani che mi rincorrono e ci si mettono pure i militari che sovente mi fermano, per sapere dove vado, mi trattengono per controlli assurdi, poi il superiore di turno mi lascia andare. Mezzi blindati si susseguono ad un ritmo sempre maggiore, in uno di questi un militare mi punta il mitragliatore, lo fa ovviamente per scherzo. Coloro che non scherzano affatto sono i cani, scendono le montagne in pochissimo tempo, sono stato vittima di un attacco, che poteva terminare in tragedia, fortunatamente quel cane ha azzannato una borsa sganciandola letteralmente dal portapacchi e l’ha perforata così come il materassino autogonfiante che era all’interno. Sono giorni duri e piovosi sino all’arrivo a Dogubeyazit.                           100_5032

Dogubeyazit è una città molto conservatrice, la sua popolazione è quasi interamente di origini curde, il monte Ararat le dona un fascino rimasto intatto nei secoli. Faccio conoscenza di una famiglia di origine turca, il marito è un militare e la loro casa si trova all’interno di una delle tante caserme presenti in città, mi invitano per un caffè e non mi pare educato rifiutare, sono persone gentili e disponibili a parlare delle tante problematiche che affliggono la zona, si lasciano andare spiegando le difficoltà culturali delle differenti etnie, poi la questione con l’Iraq e i tanti rifugiati, nemmeno con l’Iran i rapporti sono buoni, ci mancava solo la Siria aggiungono. La sensazione è di essere circondati da nemici, non si dorme tranquilli.

Pare che la situazione da queste parti debba percorrere un cammino ancora difficile, pare che nessuno voglia quella stabilità mai raggiunta nelle numerose guerre passate e forse future, le emozioni che questi luoghi trasmettono sono rimaste intatte e pare che… non ci sia niente di nuovo nella Turchia orientale.

Dogubeyazit

Dogubeyazit

 

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